Si è chiusa a New York la settimana di alto livello della 81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, durante la quale la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato quasi 710 milioni di euro di sostegno alle persone sfollate e alle comunità dell’Africa subsahariana, oltre ad aiuti d’emergenza per le popolazioni colpite da crisi in tutto il mondo. L’annuncio rientra nella campagna 2026 di Global Citizen, organizzazione internazionale di advocacy.
“Conflitti, eventi climatici estremi e aumento del costo della vita stanno sconvolgendo la vita di molte persone nel mondo. Se lavoriamo insieme, possiamo rendere il mondo un posto migliore”, ha dichiarato von der Leyen. “Con il pacchetto di oggi sosterremo le comunità sfollate in Africa, così come quelle che le accolgono. Rafforziamo anche gli aiuti d’emergenza per chi è colpito dalle guerre in Medio Oriente e in Ucraina. Il mio messaggio è semplice: l’Europa è con voi!”.
L’iniziativa arriva in una fase di profondo riassetto degli equilibri della cooperazione internazionale. Dopo il taglio dei finanziamenti a USAID da parte dell’amministrazione Trump, l’Ue si proietta come uno dei principali donatori nel continente africano, in un momento in cui molte organizzazioni umanitarie fanno i conti con la riduzione dei fondi americani.
Con le nuove risorse, l’Ue rafforza il partenariato con i Paesi africani attraverso 380 milioni di euro di finanziamenti aggiuntivi legati alla migrazione per il 2026. Fra le priorità vi sono la protezione dei migranti vulnerabili, il sostegno al rimpatrio volontario e alla reintegrazione, il rafforzamento della governance migratoria e la risposta agli sfollamenti forzati.
Di questa cifra, 240 milioni andranno al programma per la protezione, il rimpatrio e la reintegrazione dei migranti nell’Africa subsahariana. Altri 140 milioni serviranno, tra l’altro, alla gestione dei flussi, alla protezione e alle soluzioni durature per le popolazioni sfollate e le comunità ospitanti nella Mauritania orientale, oltre che ai servizi per rifugiati e comunità ospitanti in Kenya, dove si affronta una crisi di rifugiati di lunga durata. Le risorse sosterranno, inoltre, lo sviluppo di competenze legate a concrete opportunità di lavoro per le comunità coinvolte.
Una misura di risposta alle crisi da 10 milioni di euro sarà destinata alla pace e alla stabilità nella regione dei Grandi Laghi: rafforzerà gli attori impegnati nei processi di pace e collegherà le iniziative di mediazione locale, guidate da donne, giovani e organizzazioni della società civile, ai negoziati nazionali e internazionali, promuovendo coesione sociale e costruzione della pace.
Ulteriori 7,5 milioni saranno impiegati nella Repubblica democratica del Congo per la risposta all’epidemia di Ebola e per potenziare, nel lungo periodo, preparazione, capacità di risposta e sorveglianza sanitaria, anche attraverso il lavoro dell’Institution Buisson Bernard (IBB) e dell’Istituto nazionale francese di ricerca per lo sviluppo sostenibile.
Durante la Settimana di alto livello la Commissione ha annunciato anche tre nuovi investimenti Global Gateway che traducono in azioni concrete l’Iniziativa Ue per la resilienza sanitaria globale. Il pacchetto comprende una garanzia Ue per mobilitare capitali privati a favore di imprese sanitarie e nutrizionali nell’Africa subsahariana; un prestito della Banca europea per gli investimenti, sostenuto dall’Ue, per ampliare la produzione di vaccini e farmaci biologici in Colombia; e 60 milioni di euro per rafforzare l’assistenza sanitaria di base in Etiopia.
Il pacchetto include inoltre 252 milioni di euro dalla Riserva per gli aiuti d’urgenza, in attesa dell’approvazione dell’autorità di bilancio, destinati a comunità colpite da conflitti, sfollamenti, epidemie e disastri naturali.
Nell’Africa subsahariana, 97 milioni serviranno a rispondere all’aggravarsi dei bisogni umanitari causati da conflitti, insicurezza alimentare, malnutrizione e shock climatici, oltre che a rafforzare la risposta all’Ebola nella RDC e nei Paesi vicini. Altri 103 milioni sosterranno le popolazioni vulnerabili in Palestina e Libano, dove ostilità continue, sfollamenti su larga scala e forte pressione sui servizi essenziali generano bisogni acuti. In Ucraina, infine, 52 milioni finanzieranno l’assistenza umanitaria e la preparazione alle emergenze, tra cui preparazione all’inverno, alloggi, servizi essenziali e supporto energetico d’emergenza in vista dei mesi freddi.
Global Gateway, UE e Kenya rafforzano il partenariato strategico su commercio e digitale
Con questo annuncio, e in attesa del via libera dell’autorità di bilancio, la Commissione ha già stanziato da sola oltre 2,53 miliardi di euro in aiuti umanitari dall’inizio dell’anno. L’Ue e i suoi Stati membri figurano tra i principali donatori umanitari al mondo. Global Gateway, ricorda Bruxelles, è la strategia europea per promuovere collegamenti intelligenti, puliti e sicuri nei settori digitale, energetico e dei trasporti e per rafforzare i sistemi sanitari, educativi e di ricerca nel mondo.
Gli Stati Uniti: meno aiuti strutturali, ma il primo donatore sull’Ebola
Se l’amministrazione Trump ha ridimensionato l’architettura tradizionale degli aiuti allo sviluppo, Washington resta comunque un attore centrale nell’emergenza sanitaria. Sempre a margine dell’Assemblea generale, il Dipartimento di Stato ha annunciato ulteriori 267 milioni di dollari in assistenza sanitaria e umanitaria diretta per la risposta all’epidemia di Ebola nella Rdc. I fondi finanzieranno nuovi centri di trattamento, squadre per sepolture sicure e dignitose, forniture massicce di dispositivi di protezione, sorveglianza rafforzata, beni sanitari essenziali e tracciamento dei contatti tramite partner locali.
Secondo il Dipartimento di Stato, gli Stati Uniti restano il maggiore finanziatore della risposta: finora hanno stanziato 887 milioni di dollari, di cui oltre 780 milioni tramite il Dipartimento. I nuovi 267 milioni adempiono all’impegno preso al vertice dei leader del G7 di fornire fino a ulteriori 500 milioni. A questi si aggiungono 350 milioni di dollari di aiuti umanitari a Rdc, Uganda e Sud Sudan, nell’ambito degli 1,8 miliardi di dollari destinati all’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari, annunciati il 14 maggio.
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Washington rivendica inoltre la rapidità dell’intervento: il piano di risposta è stato attivato entro 48 ore dalle prime segnalazioni di Ebola nella Rdc, a maggio 2026, la reazione americana più veloce mai registrata per questo virus. I fondi hanno finora permesso di distribuire 292 tonnellate di forniture umanitarie, sostenere 8,6 milioni di screening sanitari, consegnare 184.000 dispositivi di prevenzione, rendere operativi 23 centri specializzati per il trattamento dell’Ebola e assistere 235 strutture sanitarie. L’intervento si innesta sul memorandum quinquennale di cooperazione sanitaria firmato a febbraio con la Rdc, nell’ambito della strategia “America First Global Health”.
La Cina promuove un modello diverso dalla cooperazione occidentale
Sul continente africano è presente anche la Cina, con un approccio radicalmente diverso dalla cooperazione allo sviluppo tradizionale di stampo occidentale. Entro la fine del 2025, l’Africa è destinata a diventare il principale beneficiario della Nuova Via della Seta, la vasta iniziativa infrastrutturale lanciata da Pechino oltre dieci anni fa. Lo rivela un rapporto pubblicato nel 2025 dalla Griffith University, ateneo australiano, secondo cui Pechino e le sue aziende avrebbero investito finora 39 miliardi di dollari nel continente, solo lo scorso anno.
Di questi, 21 miliardi sono andati alla Nigeria, oggi primo partner africano della Cina, seguita dalla Tanzania con 3,6 miliardi. Un aumento complessivo di quasi il 400% rispetto agli anni precedenti che riflette anche un deciso riposizionamento strategico.
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Se alcuni Paesi vedono rafforzarsi la cooperazione, altri escono progressivamente dal radar cinese: secondo il report, Camerun, Madagascar, Zimbabwe e persino il Sudafrica non hanno ricevuto nel 2025 alcun nuovo investimento cinese in infrastrutture. Una svolta che sembra legata alla volontà di Pechino di ridurre i rischi finanziari, concentrandosi su Stati che garantiscono accesso diretto a risorse chiave come gas naturale, petrolio e terre rare.
La Nigeria ne è l’esempio emblematico, poiché Pechino ha destinato al progetto di parco industriale del gas di Ogidigben, a sud di Lagos, il più ingente finanziamento mai concesso nel continente. Stessa logica in Tanzania, dove i fondi cinesi migliorano le infrastrutture per il trasporto di minerali strategici, in particolare le terre rare. Concedendo prestiti o investimenti, la Cina privilegia dunque Paesi in grado di offrire risorse naturali come garanzia, segnando una nuova fase della Belt and Road Initiative in Africa, più selettiva, mirata e orientata al ritorno economico e strategico.

